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Isolamento a cappotto: comfort e risparmio energetico in tempi rapidi

Quando una casa non è ben isolata…

Il cattivo isolamento termico di un’abitazione − oltre ad essere poco benefico per le persone che la occupano, soprattutto in inverno − è energeticamente molto dispendioso: andrebbe quindi evitato, sia per una questione economica sia per tutelare la salute e l’ambiente.

Quando una casa non è ben isolata, si verifica infatti un eccessivo passaggio di calore dall’interno verso l’esterno durante il periodo di accensione dei termosifoni; mentre accade il contrario in estate, quando aria calda e irraggiamento solare “invadono” gli ambienti surriscaldandone l’atmosfera (e facendoci accendere climatizzatori e ventilatori).

Come rimediare

Per efficientare a dovere un immobile è necessario progettare un buon isolamento in fase di costruzione, prevedendo intercapedini sufficientemente spaziose riempite con materiali isolanti adeguati, finestre con doppi vetri e altri espedienti utili a limitare i ponti termici.

Il cappotto termico

Ma anche quando un edificio è già finito e abitato… non tutto è perduto! In questi casi è infatti possibile implementare dei sistemi di isolamento con cappotto interno, cappotto esterno od entrambi. In pratica, i muri interni e/o esterni dell’immobile vengono “foderati” con pannelli da applicare con colla e tasselli (link a eventuale scheda CAPPEX Collante) e da ricoprire con strati di finitura ad hoc (link a CAPPEX Intonachino). Sebbene la doppia cappottatura rappresenti l’opzione più efficace − consentendo un risparmio energetico fino al 90% −, anche scegliendo un rivestimento solo esterno od interno i risultati saranno più che apprezzabili.

I cappotti termici interni richiedono tempi di realizzazione molto rapidi e costi contenuti, specialmente se riguardano appartamenti non particolarmente ampi. Tuttavia, possono comportare qualche difficoltà nell’applicazione dietro grandi armadi o nelle cucine; e implicano inoltre qualche piccolo disagio per gli eventuali abitanti della casa, anche se per pochi giorni. Altro inconveniente dei cappotti interni è poi la riduzione, seppur minima, della metratura calpestabile. (Un handicap comunque sopportabile, rispetto ai vantaggi ottenibili, quando si vive in una casa abbastanza spaziosa). Infine, il cappotto interno è poco efficace contro i ponti termici in corrispondenza di solette e pilastri.

Un cappotto esterno, invece, richiede tempi di posa più lunghi e necessita di una maggiore organizzazione logistica (e anche decisionale quando, ad esempio, ha per oggetto uno stabile condominiale). Ma risulta una soluzione molto funzionale capace di assicurare un’ottima coibentazione, azzerando (o quasi) i ponti termici, proteggendo le facciate da danni come crepe e muffa, e limitando al minimo i disagi per gli eventuali residenti.

I cappotti termici possono essere impiegati anche nella coibentazione interna e/o esterna di tetti e terrazzi.

Oltre all’efficientamento termico, poi, e al conseguente risparmio energetico, i sistemi a cappotto regalano anche un piacevole isolamento acustico, a tutto vantaggio della privacy e della tranquillità di coloro che abitano la struttura.

Quanto costa un cappotto termico

I prezzi dei cappotti termici variano in ragione delle superfici da rivestire. In linea di massima, coprono un range dai 20 ai 40 euro al metro.

Il cappotto termico è un sistema di isolamento che permette di limitare la dispersione di calore rivestendo le facciate e/o le pareti interne di un immobile con specifici pannelli, di solito in polistirene espanso.

Eliminare la muffa dalle pareti di casa

Muffa e condensa: cosa sono e perché si formano

 

La muffa è un fungo nutrito dall’umidità, che può comparire a volte sulle pareti delle abitazioni. A soffrire la sua presenza sono specialmente le case esposte a nord, umide, poco ventilate e/o lasciate spesso chiuse e disabitate. Ancora, la mancata ritinteggiatura dei muri interni per molte stagioni consecutive, è destinata ad aggravare la situazione.

 

Come visto, dunque, la muffa è un tipico frutto dell’umidità, o meglio, lo è lo stadio che la precede immediatamente: la condensa.

 

Quest’ultima − negli edifici “a rischio” di cui abbiamo parlato qualche riga fa − si genera soprattutto durante il periodo di accensione dei caloriferi, quando lo “scontro termico” fra ambienti più e meno riscaldati della casa determina il rilascio di microscopiche goccioline di vapore acqueo. È proprio questa sorta di aerosol, una volta divenuto freddo e stagnante, a trasformarsi a lungo andare nell’antipatica muffa. Che si manifesta con le caratteristiche macchie color grigio-verde, nero, azzurrino (ma anche marrone, giallognolo o rossastro), e con il classico odore da cantina polverosa.

In realtà, però, la muffa può essere già presente in un locale anche se non dà ancora segno di sé all’olfatto e alla vista − cosa che la rende ancora più insidiosa…

 

I danni della muffa

 

Le muffe, infatti, non sono soltanto brutte a vedersi e “poco profumate”! È ormai accertato che l’inalazione delle loro spore disperse nell’aria produce diversi disturbi.

Il primo bersaglio del fungo è ovviamente l’apparato respiratorio, che reagisce sviluppando raffreddori, asma e perfino polmoniti. Ma la muffa è anche tossica per il sistema nervoso − può provocare, infatti, stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione ed emicrania −, e irritante per le mucose.

 

Come sconfiggere la muffa definitivamente

 

Cosa fare allora contro la muffa? Prima di pensare di traslocare, abbiamo diverse armi a disposizione per liberarci dalla nociva muffa una volta per tutte.

Innanzitutto, se la casa è nuova e non è ancora infestata dal fungo, dovremo attuare alcuni comportamenti di natura preventiva, cercando di:

● aerare il più possibile le stanze della casa, anche in inverno
● limitare la presenza di piante ed evitare di innaffiarle più del dovuto
● attivare la cappa aspiratrice ogni volta che si cucina
● disporre degli apparecchi deumidificatori nei punti della casa a rischio condensa

Quelli sopra elencati sono generali consigli di buonsenso, per prevenire la formazione di condensa e muffa.

Nelle situazioni più critiche − ad esempio, nelle abitazioni particolarmente predisposte al fenomeno o che manifestano già un principio di muffa − è necessario invece trattare i muri con detergenti chimici specificamente studiati, come il nostro SANATIZE . E poi tinteggiarli con pitture traspiranti anti-condensa, come ad esempio RESTORE.

 

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